Il Verbo

Scritto nel 1925, Il Verbo fu uno dei più clamorosi successi del teatro danese, dal momento in cui, nel 1932, a Copenaghen, fu messo in scena dalla regista Betty Nansen. L’evocazione di un moderno miracolo di resurrezione, nel contesto della profonda provincia danese, animata da aspri conflitti religiosi, non solo sollevò attenzione e un lungo strascico di polemiche teatrali e persino teologiche, ma impressionò in particolare il regista Carl Theodor Dreyer che, a distanza di molti anni, avrebbe tratto dal copione di Munk l’omonimo capolavoro cinematografico Ordet, premiato con il Leone d’Oro alla Biennale veneziana del 1955. Il film di Dreyer ha quasi oscurato il testo di Munk, che pure presenta interessanti diversità rispetto alla pellicola e che, negli ultimi anni, ha comunque conosciuto un certo revival su palcoscenici prestigiosi (memorabile, nel 2008, la fascinosa messinscena di Lars Norén al Teatro Reale di Copenaghen).

Kaj Munk

(1898-1944), fu, negli anni Trenta, uno dei drammaturghi di maggior successo della scena scandinava, tanto da essere reputato «l’Ibsen del XX secolo» e considerato per un Nobel della letteratura.

La sua produzione conta una settantina di copioni che spaziano dai drammi storici e biblicifino a quelli politici contemporanei, spesso incentrati sul conflitto fra democrazia e dittatura, tema di grande attualità fra le due guerre.

Di orientamento conservatore, ma esponente morale di spicco della Resistenza, Munk fu assassinato dai nazisti durante l’occupazione della Danimarca.